CSRD, Omnibus I ed ESRS semplificati: cosa cambia davvero per le imprese nel 2026

4/19/20266 min leggere

a watercolor painting of the earth in space
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La Direttiva Omnibus I (Dir. 2026/470), pubblicata il 26 febbraio 2026 ed entrata in vigore il 18 marzo 2026, ristruttura il regime di rendicontazione ESG in Europa con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi e rendere il reporting più proporzionato e orientato alla creazione di valore.

La riforma nasce dall’esigenza di conciliare due obiettivi apparentemente contrastanti: preservare l’ambizione del Green Deal e contenere l’onere regolatorio, il quale, se eccessivo, rischia di compromettere la competitività delle imprese europee rispetto a giurisdizioni ad oggi meno regolamentate.

In questo contesto, il pacchetto Omnibus I consolida e coordina le principali misure normative avviate nel corso del 2025, introducendo un impianto più proporzionato, più modulare e più orientato alla rilevanza strategica delle informazioni.

1. Timeline essenziale

  • 26/02/2025: avvio revisione CSRD.

  • 14/04/2025: approvazione Direttiva Stop the clock.

  • 11/07/2025: avvio revisione Standard ESRS.

  • 26/02/2026: approvazione Omnibus I (Dir. 2026/470). Pubblicata in GUUE e in vigore dal 18/03/2026.

  • Termine recepimento Stati membri: 12 mesi (entro 18/03/2027).

  • Applicazione nuovo perimetro: avvio 2027 con estensione, a partire dal 2028, anche alle imprese extra UE con sedi in UE.

2. Principali novità introdotte dalla Direttiva Omnibus I

La Direttiva introduce modifiche strutturali al perimetro di applicazione, agli standard di rendicontazione e al regime di assurance:

  • Perimetro di applicazione: l’obbligo si applica ora alle imprese che superano 1.000 dipendenti e €450 milioni di fatturato, con una riduzione significativa del numero di soggetti obbligati rispetto alla precedente impostazione prevista dalla CSRD.

  • PMI e VSME: le PMI, incluse le PMI quotate, sono escluse dall’obbligo di rendicontazione. Il modello VSME (standard volontario) si consolida, pertanto, come standard di riferimento per le tutte le imprese non obbligate, offrendo un percorso di rendicontazione semplificata e proporzionata.

  • Introduzione dell’istituto di “Impresa protetta”: Le imprese sotto soglia non possono più essere gravate da richieste informative eccessive provenienti da stakeholder soggetti all’obbligo di rendicontazione secondo la CSRD. Ogni richiesta deve essere motivata da esigenze materiali e ragionevoli, proporzionata rispetto agli impatti e sostenibile in termini di costi e sforzi richiesti

  • Semplificazione ESRS: la Direttiva conferisce mandato a EFRAG di procedere con una revisione profonda dei Disclosure Points obbligatori. Le principali direttrici della revisione includono:

    • semplificazione del processo di valutazione della Doppia Materialità,

    • introduzione di una struttura modulare (DP obbligatori vs facoltativi),

    • eliminazione di ridondanze,

    • maggiore chiarezza concettuale,

    • introduzione del principio di fair presentation, in linea con il bilancio finanziario.

  • Assurance e dati: la Direttiva elimina la prospettiva della reasonable assurance, confermando la limited assurance come livello standard.

3. Implicazioni per le imprese: cosa cambia davvero 

La riforma Omnibus I ridisegna il perimetro del reporting ESG e, di conseguenza, il modo in cui le imprese devono organizzare la propria governance.

Il reporting ESG non può più essere gestito come un adempimento tecnico, ma come un processo integrato che riflette la capacità dell’impresa di governare rischi, opportunità e impatti in modo coerente con la propria strategia.

Ciò richiede una convergenza strutturata tra funzioni ESG, finanza e risk management, una data governance affidabile e tracciabile, e un processo di materiality capace di individuare con rigore i temi che influenzano la performance e la resilienza dell’organizzazione.

In questo nuovo scenario, la qualità dell’informazione non dipende più dalla quantità dei Disclosure Points, ma dalla capacità dell’impresa di selezionare indicatori che riflettano le sue priorità strategiche, di governare le richieste informative lungo la supply chain e di costruire narrative coerenti, verificabili e allineate alla propria direzione strategica.

Per le imprese sotto soglia, la riforma introduce un diverso livello di responsabilità informativa: il modello VSME offre una struttura essenziale e proporzionata che consente alle aziende non obbligate di comunicare in modo chiaro e credibile gli elementi fondamentali della propria performance ESG, senza sostenere gli oneri tipici della rendicontazione completa. L’obiettivo non è replicare il reporting delle grandi imprese, ma garantire un livello minimo di trasparenza che permetta di dialogare efficacemente con clienti, istituzioni finanziarie e partner di filiera.

In un contesto competitivo in cui la sostenibilità è sempre più integrata, anche le imprese non soggette alla CSRD devono poter dimostrare affidabilità e coerenza rispetto ai temi ESG più rilevanti per il proprio settore.
Il VSME diventa quindi uno strumento centrale, che consente di mantenere continuità nelle relazioni commerciali, di rispondere in modo strutturato alle richieste degli stakeholder e di preservare la propria competitività senza introdurre complessità amministrative non sostenibili.

4. Come prepararsi: una roadmap strategica di adeguamento

Affrontare il nuovo quadro introdotto dalla Direttiva Omnibus I richiede un percorso di trasformazione che va oltre l’aggiornamento dei processi di reporting. Le imprese devono ripensare il modo in cui integrano la sostenibilità nei meccanismi decisionali, nella gestione del rischio e nella pianificazione strategica.

Un approccio efficace si articola in quattro direttrici complementari, che definiscono una vera e propria roadmap di maturazione organizzativa.

  1. Fotografia della maturità attuale e individuazione dei gap critici

    Il punto di partenza è una valutazione strutturata della maturità ESG dell’impresa, che non si limiti a verificare la disponibilità dei dati, ma analizzi la loro affidabilità, la tracciabilità dei processi e la coerenza con i meccanismi decisionali. Questa fotografia deve evidenziare le aree di fragilità che possono compromettere la credibilità e accuratezza dell’informativa, distinguendo tra elementi già consolidati e aspetti che richiedono un rafforzamento metodologico o organizzativo.

    L’obiettivo è quello di individuare i punti di vulnerabilità, ma anche di comprenderne l’impatto sui processi operativi e decisionali, creando le condizioni per intervenire in modo mirato e prevenire rischi informativi, reputazionali e di compliance.

  2. Costruzione di una governance ESG che assicuri qualità, responsabilità e continuità

    La governance ESG deve operare come un sistema decisionale strutturato, in cui ruoli, responsabilità e flussi informativi sono definiti con precisione. È essenziale individuare i responsabili dei dati, i presidi di controllo e i criteri di validazione, assicurando che ogni informazione critica sia riconducibile a un processo tracciabile e replicabile. Una governance chiara consente di garantire continuità operativa, presidiare la qualità del dato e rispondere in modo coerente alle richieste di revisori, clienti e istituzioni finanziarie, rafforzando la credibilità complessiva dell’impianto informativo.

  3. Rafforzamento della doppia materialità come strumento di selezione strategica

    Un processo di doppia materialità ben strutturato rappresenta una leva strategica per individuare i temi realmente rilevanti per l’impresa e integrarli nei processi decisionali. Il suo valore risiede nella capacità di collegare impatti e rischi finanziari ai driver economici, rendendo trasparenti criteri, assunzioni e priorità.
    Ciò consente di definire un perimetro informativo coerente con la strategia, orienta la selezione dei KPI e supporta la definizione delle politiche aziendali. In questo modo, i temi materiali diventano elementi attivi di gestione: guidano le scelte di investimento, influenzano la pianificazione industriale e contribuiscono a costruire un posizionamento competitivo fondato su evidenze e non su dichiarazioni. Una materialità solida, quindi, consente di rafforzare la capacità dell’impresa di utilizzare i temi ESG come leve di valore e di resilienza.

  4. Consolidamento di un sistema informativo ESG stabile e verificabile

    La qualità del reporting dipende dalla solidità del sistema che lo genera. È quindi necessario integrare i dati ESG nei sistemi informativi aziendali, definire un ciclo strutturato di raccolta e validazione, documentare metodologie e assunzioni e garantire coerenza tra narrativa, KPI e decisioni strategiche.
    Un sistema informativo stabile consente di produrre evidenze affidabili nel tempo, riduce il rischio di discrepanze e sostiene il dialogo con revisori, investitori e stakeholder istituzionali.

6. Conclusioni

L’adeguamento alla Direttiva Omnibus I richiede un salto di qualità nella gestione dell’informazione ESG, che diventa parte integrante della governance aziendale.

La credibilità dell’impresa dipende dalla capacità di produrre dati affidabili, definire responsabilità chiare, selezionare con rigore i temi materiali e consolidare un sistema informativo stabile.

Il percorso non consiste nell’ampliare la quantità delle informazioni, ma nel rafforzarne la qualità, la coerenza e l’accuratezza.

In questo contesto, alle imprese è richiesto un cambiamento sostanziale: sviluppare un impianto informativo e decisionale capace di generare evidenze solide, processi tracciabili e scelte coerenti.

Le organizzazioni che riusciranno a integrare questi elementi in modo organico — dalla qualità del dato alla governance, dalla materialità al sistema informativo — potranno utilizzare la sostenibilità come una leva strategica, trasformandola da obbligo regolatorio a fattore di direzione e competitività.

Un presidio informativo solido consente infatti di rilevare con maggiore precisione i rischi emergenti, orientare le decisioni, rafforzare la resilienza operativa e individuare opportunità di sviluppo.

In questa prospettiva, il reporting diventa l’espressione di un sistema aziendale maturo, capace di valorizzare i fattori ESG come elementi chiave che incidono sulla competitività, sulla credibilità e sulla capacità dell’impresa di posizionarsi in modo autorevole nel mercato.


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